Andrea Delogu, l’infanzia da bambina dislessica: “Non avevo alleati”

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Andrea Delogu racconta il suo passato da bimba dislessica e invita tutti coloro che sono alle prese con lo stesso problema a non credere a chi li fa sentire sbagliati.  

Non tutti sanno che Andrea Delogu ha un passato da bambina dislessica. A sei anni non capiva perché le parole ce l’avessero con lei e non facessero altro che mettersi nel verso sbagliato. E non dimenticherà mai quell’espressione di “incredulità” sul volto della madre quando confondeva parole anche banali. Né la maestra che l’accusava di essere svogliata.  Eppure era una bimba vivace, spigliata, velocissima sin da piccola nell’incastrare le forme negli spazi giusti…

Andrea Delogu alle prese con quel nemico oscuro

Erano gli anni ’80 e la dislessia non la conosceva nessuno. Oggi che è una conduttrice radio e tv e una scrittrice di successo, Andrea Delogu non ha difficoltà ad ammettere di aver lottato a lungo, dalla prima elementare alla maturità e anche oltre, con le parole inafferrabili. Era “una specie di guerra con le lettere: le fissavo, cercavo di sistemarle nel giusto ordine. Era sempre un fallimento” ha confessato tempo fa in un’intervista al Messaggero.

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A quella battaglia Andrea Delogu ha persino dedicato un libro: “Dove finiscono le parole. Storia semiseria di una dislessica”, edito da Rai Libri, scritto tutto a caratteri grandi e ben leggibili. Parole sue: “Se non riuscite a finirlo tutto, non abbattetevi, ve ne riassumo brevemente il succo: anche se soffrite di un disturbo specifico dell’apprendimento, siete fichissimi e avete il mondo a vostra disposizione”.

Ciò non toglie che a suo tempo Andrea Delogu si sia tante, troppe volte sentita sbagliata: tra insegnanti che non sapevano e genitori che non capivano, “in questa guerra non avevo alleati”. Solo un lungimirante supplente di lettere al liceo capì il suo problema e la rassicurò, intuendo il suo talento: “Hai la stoffa per fare la scrittrice”. E ora, col senno di poi, la Nostra può affermare che quel problema si è trasformato “in un’opportunità. Ho imparato a parlare un italiano corretto dalla tv, la grammatica sui social, la storia dai documentari e ho ‘letto’ i grandi classici vedendo i film”. Morale: “Non credete a chi cerca di farvi sentire sbagliati. Non lo siete”.

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