Alfredino Rampi, la vergognosa verità sulla profanazione della tomba: tutti senza parole

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Alessandro Cecchi Paone non nasconde l’indignazione che prova per gli atti vandalici compiuti sulla tomba di Alfredino Rampi.

La morte di Alfredino Rampi ha segnato l’intera popolazione italiana nel 1981. Il bambino cadde in un pozzo e fu la prima volta che in Italia le operazioni di soccorso vennero seguite in diretta televisiva. L’Italia intera rimase con il fiato sospeso seguendo gli sviluppi di quella drammatica vicenda e soffrì profondamente quando sì scopri che per il piccolo non c’era più nulla da fare.

Dopo quella tragedia la famiglia ha deciso di aprire un’associazione a nome del bambino per fare opere di bene. La città di Roma ha invece riservato un posto al Verano al corpo del piccolo. Difficile pensare che qualcuno possa mancare di rispetto alla tomba di una persona deceduta, ancor di più se la tomba è quella di un bimbo innocente, morto troppo giovane a causa di un tragico incidente.

Alfredino RampiEppure qualcuno ha deciso di vandalizzare proprio la tomba di Alfredino Rampi. Non vi è dubbio che gli ignoti vandali abbiano preso di mira proprio la tomba del bimbo, probabilmente il loro unico intento era quello che se ne parlasse ed il loro gesto vandalico diventasse di dominio pubblico e di risalto nazionale.

Vandalizzata la tomba di Alfredino Rampi: l’indignazione di Alessandro Cecchi Paone

Non servono parole per commentare quanto fatto da questi ignoti vandali. Il gesto è talmente riprovevole che si commenta da solo. A palesare l’indignazione ci hanno già pensato i gestori dell’associazione dedicata alla memoria del piccolo e il Governatore del Lazio, Luca Zingaretti. In entrambi i messaggi si legge l’incredulità per quanto successo e la più ferma condanna dell’atto vandalico, con l’invito alle forze dell’ordine a scoprire l’idendità dei vandali.

Proprio di questo scellerato atto vandalico ha voluto parlare un lettore siciliano di ‘Nuovo Tv’ con il curatore della rubrica tv del settimanale, Alessandro Cecchi Paone. Il lettore vuole semplicemente esprimere la propria indignazione e chiede come sia possibile che qualcuno compia un atto del genere.

A tale perplessità Cecchi Paone risponde palesando tutta la propria indignazione: “Orrore, disgusto, rifiuto: cos’altro si può dire di fronte a un tale scempio contro il dolore di una famiglia e di un popolo intero, rimasto decine di ore intorno a quel pozzo di angoscia e di morte. Ma come si sono permessi?”.

Indignazione massima e condanna emergono dalle parole di Cecchi Paone, il quale conclude il proprio pensiero scrivendo: “Questa orrida profanazione non deve farci cambiare di un millimetro la condanna per chi proprio non ha coscienza”.