Benzina, gas e energia in aumento: quali sono le vere ragioni dietro i rincari

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In questi giorni l’aumento del costo della benzina, del gas e delle bollette dell’energia sono evidenti: quali sono le ragioni del rincaro.

Nell’ultima settimana è diventato evidente il rincaro del costo del carburante, così come quello dei prodotti alimentari derivati dal grano e dai girasoli. I motivi dietro a questi rincari sono molteplici e la guerra tra Ucraina e Russia e solo l’ultimo ed il più evidente tra questi. La situazione è arrivata ad un punto critico in queste ore, con i trasportatori che hanno annunciato uno sciopero che comincerà lunedì 14 marzo e che rischia di paralizzare l’intero Paese.

aumento benzinaLo sciopero è legato proprio all’aumento spropositato del prezzo del carburante, una spesa che sta gravando in maniera impietosa sulle aziende. Il blocco dei trasporti, finalizzato a ricevere una risposta del governo, un aiuto economico che aiuti a fare abbassare i costi, avrà l’effetto negativo di gravare ulteriormente sul costo dei prodotti di prima necessità ed in generale su tutti i beni che, con l’interruzione dei trasporti, comincerebbero a scarseggiare.

Il rincaro delle bollette della luce: le ragioni

Come detto la guerra in Ucraina è solo l’ultima delle ragioni di questi aumenti. D’altronde si parla di questi aumenti ormai da mesi e già nel 2021 il governo Draghi si è impegnato a varare una legge che possa aiutare le famiglie più povere a sostenere la crescente spesa mensile. Chiaramente la crisi dell’est Europa sta acuendo la crisi che già era in atto e questo mette fretta al governo che dovrà accelerare l’approvazione di una manovra speciale in tal senso.

Da anni, infatti, L’Italia ha stretto accordi commerciali con la Russia per importare gas utile a fornire energia. Oggi circa il 38,2% del gas consumato nel nostro Paese è di provenienza russa. Paradossalmente, però, l’aumento dello scorso anno è stato causato in parte dalla diminuzione del gas importato dalla Russia: se nel 2020 erano stati importato 65 miliardi di metri cubi, lo scorso anno siamo scesi a 40 miliardi.

Un altro fattore che ha avuto incidenza nell’aumento del costo delle materie prime che è collegato alla pandemia degli ultimi anni. Proprio a causa del Covid e dei conseguenti lockdown è aumentata la richiesta di materie prime e dunque è lievitato il prezzo. C’è poi da considerare l’oscillazione del prezzo del greggio decisa dall’Opec, che da sempre gioca sul costo basandosi sull’abbassamento o l’aumento della produzione. Infine c’è l’aumento del costo della CO2, legato principalmente alla Transizione ecologica.

Il rincaro del grano

Anche in questo caso la guerra in Ucraina ha la propria incidenza ma non è l’unico o il primo fattore. Il Paese sotto attacco è considerato da sempre il granaio d’Europa così come la Russia, ma attualmente l’interruzione delle importazioni da questi Paesi ci ha toccato marginalmente per il momento.

Attualmente ha influito in misura maggiore la decisione dell’Ungheria di bloccare l’esporatazione del grano. Ma prima ancora le problematiche sono state generare dai fenomeni di caldo eccezionale della scorsa estate che hanno contribuito a bruciare parte del raccolto sia in Canada che in altri Paesi del nord Europa in cui la produzione è solitamente abbondante.

Infine c’è da considerare l’aumento del costo del carburante. A causa di questi aumenti, infatti, è aumentato il costo dei trasporti e di conseguenza quello di tutti i prodotti che vengono consegnati dagli autotrasportatori. Basti pensare che questi attualmente consegnano l’80% dei prodotti vengono trasportati in Italia.