Mutui nuovi aumenti in arrivo: chi pagherà di più, italiani in rivolta per l’annuncio

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L’aumento del tasso dei mutui di 75 centesimi deciso dalla Bce inciderà sulle rate di alcuni finanziamenti, ma non tutti. Vediamo insieme quali.   

Dopo l’annuncio della Bce, che ha deciso di aumentare il tasso dei mutui di 75 centesimi, molti di noi si sono messi in allarme. A partire ovviamente da chi ha rate da pagare sul “groppone”. Quale sarà l’impatto sulle tasche di chi si è indebitato per comprare casa, per finanziare la propria azienda o per far studiare i propri figli?

mutui

L’impatto del rialzo dei tassi sui mutui

La prima considerazione da fare è che l’aumento del tasso dei mutui sarà di 75 centesimi esatti solo per i (pochissimi) finanziamenti variabili indicizzati al tasso Bce. Tutte le banche devono offrire la possibilità di parametrare i variabili alla Bce, tuttavia, poiché gli Euribor a 1 e a 3 mesi negli ultimi anni sono sempre stati più bassi rispetto al tasso di Francoforte, la stragrande maggioranza dei contraenti ha optato per l’Euribor.

Inoltre, e ovviamente, chi si è indebitato con un mutuo a tasso fisso non avrà alcuna conseguenza. E va tenuto presente che l’entità degli aumenti varia – e di molto – a seconda della data e del tasso di stipula del mutuo. Facendo una simulazione, oggi per un mutuo da 200mila euro a 20 anni per l’acquisto di una casa da 300mila si pagherebbe il 3,20% nominale con una rata da 1.129 euro al mese, mentre per un trentennale al 3,3% la rata sarebbe di 876 euro, ma se l’istruttoria del mutuo è ancora in corso c’è il rischio (non la certezza) che i 75 centesimi di aumento facciano salire le rate dei due mutui rispettivamente a 1.212 e a 955 euro.

Nel caso di mutuo a tasso variabile, come accennato, aumentano le probabilità che il rincaro di 75 centesimi possa trasferirsi del tutto all’Euribor. Sempre considerando i due mutui da 200 mila euro a 20 e 30 anni, ma in questo caso ancorati all’Euribor 3 mesi, il ventennale che attualmente costa 965 euro passerebbe a 1.035 euro, mentre il trentennale salirebbe da 710 a 785 euro. Se poi la Bce aumentasse ulteriormente i tassi, almeno per i primi due anni ogni 25 centesimi di aumento (sempre ipotizzando un incremento analogo dell’Euribor) potrebbero costare circa 24 euro.

Ma l’ipotesi che presenta maggiori criticità è quella dei mutui a tasso variabile avviati da meno di due anni. Esempio: all’1% (20 anni) e all’1,2 (trentennale). Le rate iniziali erano pari rispettivamente a 920 e 662 euro. Le rate, già aumentate per effetto della salita dell’Euribor a 1.111 e a 856 euro, potrebbero arrivare (sempre nell’ipotesi di Euribor +0,75%) a 1.228 e 998 euro. Non poco, in un contesto di inflazione galoppante e bollette fuori controllo…