Pensioni, cambiano tutti gli importi: l’annuncio rivoluziona tutto

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L’inflazione galoppante fa sentire i suoi effetti anche sulle pensioni. Ecco come l’Inps sta correndo ai ripari.   

Chi percepisce una pensione ha visto mutare radicalmente la propria situazione finanziaria nel corso degli ultimi mesi. Complice la corsa dell’inflazione, legata al difficile contesto internazionale a tutti noto (conflitto in Ucraina, strascichi della pandemia, catene di fornitura bloccate e così via), il potere d’acquisto si è drasticamente ridotto, mettendo così in difficoltà milioni di famiglie. Vediamo insieme le contromisure che il governo e gli enti di riferimento stanno mettendo in campo.

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Tutte le novità nel cantiere delle pensioni

La soluzione alla quale si sta lavorando prevede un maxi-aumento degli assegni pensionistici a partire dal 2023. Parliamo di una manovra che potrebbe costare tra i dieci e i dodici miliardi di euro. Si tratta quindi di una rivalutazione senza precedenti. Tutto come conseguenza diretta dell’inflazione, come accennato. Come funziona il calcolo? Cerchiamo di capirlo insieme.

Di regola, la rivalutazione degli assegni pensionistici erogati dall’Inps segue il tasso di inflazione registrato nel corso dell’anno precedente. Di conseguenza, l’adeguamento degli importi nel 2023 potrebbe subire variazioni all’insù, visto nel 2021 l’inflazione stimata è stata pari all’1,9%, mentre nell’anno in corso potrebbe toccare, secondo le prime stime sul 2022 a cura della Banca Centrale Europea (Bce), almeno il 6,8%: un livello mai raggiunto negli ultimi anni. Va da sé che questo stato di cose potrebbe determinare una vera e propria rivoluzione sugli importi degli assegni.

Qualche esempio? Prendiamo il caso classico di una pensione di circa 1.000 euro: il beneficiario potrebbe vedersi riconosciuto un aumento di circa 68 euro mensili. Una pensione di 2 mila, invece, nel 2023 potrebbe lievitare di circa 136 euro al mese. Tanto per rendere l’idea. Ma c’è ben poco da festeggiare, con un litro di benzina ormai oltre i 2 euro, pane e pasta alle stelle e bollette di luce e gas raddoppiate.

Non è tutto. A gennaio 2023 infatti scatterebbe anche il conguaglio sull’inflazione del 2021. Il tasso considerato per l’erogazione degli assegni in questi mesi è basato sull’1,7%, poi cresciuto all’1,9%. E va da sé che l’inflazione avrà i suoi effetti anche sui trattamenti futuri: se il tasso aumenta, si va a rivalutare anche il montante contributivo, con inevitabili effetti all’insù sull’importo dell’assegno finale.

Per quest’anno il meccanismo della perequazione ha visto un calcolo per scaglioni. In particolare, la rivalutazione è dipesa dai seguenti scaglioni di reddito ed è stata pari al:

– 100% dell’inflazione, per le pensioni fino a 4 volte il trattamento minimo;
– 90% dell’inflazione, per le pensioni di importo compreso tra 4 e 5 volte il trattamento minimo
– 75% dell’inflazione per gli assegni che superano di oltre 5 volte il trattamento minimo.