Sara Pedri, novità sulle indagini: l’hanno portata così al suicidio

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Sara Pedri: è stata depositata la perizia psichiatrica che avvalora l’ipotesi di suicidio causato da stress per le vessazioni subite.

Uno degli episodi di cronaca che ha colpito maggiormente l’opinione pubblica nello scorso anno è stato quello riguardante la scomparsa di Sara Pedri, giovanissima ginecologa di Forlì svanita nel nulla il 4 marzo 2021. Sin dai primi istanti si è temuto che la 31enne potesse aver compiuto un gesto estremo poiché nelle settimane e nei mesi precedenti aveva fatto capire che non era felice, che i comportamenti vessatori subiti all’ospedale di Santa Chiara a Trento l’avevano cacciata in un malessere psicologico che era diventato anche fisico.

Particolarmente significativo era stato il messaggio che Sara aveva inviato al fidanzato Guglielmo, in cui si leggeva: “Sono un morto che cammina. Questa volta non ce la farò“. In questi mesi la famiglia della ginecologa ha cercato di fare emergere la verità e denunciare il comportamento vessatorio che il primario ed il suo vice hanno tenuto nei confronti di Sara. L’ipotesi principale, infatti, è che proprio tali comportamenti abbiano portato la giovane a sviluppare una forma di depressione acuta che poi l’ha spinta a volerla fare finita.

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Sara Pedri, la perizia psichiatrica che avvalora l’ipotesi del suicidio

Lo scorso 28 dicembre i legali della famiglia Pedri hanno depositato una perizia psichiatrica di 119 pagine nella quale viene avvalorata l’ipotesi del suicidio causato da stress post traumatico. Uno stress che la giovane ginecologa avrebbe sviluppato nel corso dei tre mesi passati all’ospedale di Santa Chiara di Trento. A curare la perizia è stata la dottoressa Gabriella Marano, la quale non ha dubbi né sulla causa dello stress post traumatico, né sul suicidio della ragazza.

Intervistata dal ‘Corriere della Sera‘, la psicologa ha spiegato: “La disfunzione patologica del Disturbo Post Traumatico da Stress che siamo arrivati a diagnosticare è insorta successivamente a quanto subìto da Sara nel reparto del Santa Chiara. È dunque da mettersi in stretta relazione causale con quei fatti”.

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L’esperta spiega in seguito in che modo si è arrivati a concludere che Sara Pedri è stata vittima di mobbing sul posto di lavoro: “Abbiamo analizzato la vita di Sara negli ultimi tre anni. Tutto porta a dire che qualcosa è nato e si è sviluppato nei tre mesi e mezzo trascorsi a Trento. A partire da agosto fino al momento del deposito della perizia in Procura, abbiamo analizzato oltre 20.000 pagine di messaggi Whatsapp, e-mail, telefonate della giovane ginecologa, e abbiamo sentito 15 testimoni per ricostruire la storia clinica, le relazioni sociali, amicali e lavorative della persona. Sono stati ascoltati l’ex fidanzato, il fidanzato, le colleghe di Catanzaro, l’amica storica che ha visto Sara crescere, ma anche la vicina di casa a Ferrara, dove Sara ha vissuto nel periodo universitario. Ma il supertestimone di questa vicenda è proprio Sara Pedri. È lei che ci spiega, attraverso un’imponente messaggistica, che cosa accadeva in reparto, è lei che si racconta attraverso i suoi sintomi”.

Sono diversi gli episodi emersi dai testimoni e dai racconti che la stessa Sara aveva fatto tramite le chat. Sicuramente significativo è stato il giorno in cui le è stato chiesto di fare uno straordinario salvo poi essere lasciata sola tutto il tempo senza nulla da fare. Oppure quando il suo armadietto è stato svuotato ed il contenuto riversato in bagno, ma c’è un episodio che più di tutti ha influito sulla psiche della giovane ginecologa: “L’episodio dello schiaffo è stata probabilmente l’azione psico-traumatizzante che ha mandato in tilt Sara Pedri. Da quel momento, per lei è iniziata una discesa negli inferi”.

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