Chico Forti, perché non è ancora tornato in Italia? Ecco la verità

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L’incubo di Chico Forti sembra non finire mai. A quasi un anno dall’annuncio fatto dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio, il suo ritorno in Italia resta un miraggio. 

Da parecchi mesi nessuno ha più notizie di Chico Forti. Solo i suoi familiari chiedono che non si spengano i riflettori sulla drammatica vicenda. Poco prima di Natale, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio aveva annunciato il ritorno in Italia del 62enne produttore televisivo e velista detenuto dal 2000 negli Stati Uniti, dove sta scontando una condanna all’ergastolo per omicidio, nell’ambito di un caso giudiziaria ricca di punti oscuri (lui si è sempre dichiarato innocente). Poi più nulla.

Il dramma dimenticato di Chico Forti

Facciamo un passo indietro. Il governatore della Florida aveva accolto l’istanza di Chico Forti di avvalersi dei benefici previsti dalla Convenzione di Strasburgo ed essere trasferito in Italia, ma poi la procedura sembra essersi arenata. I mesi passano e ancora non c’è una data ufficiale per il ritorno in patria. Di qui l’accorato appello di Gianni Forti, zio dell’imprenditore italiano, affinché le autorità competenti facciano qualcosa al più presto.

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“Chico ormai è allo stremo – ha dichiarato di recente Gianni Forti -. Sì è vero, è un combattente nato. Ma stavolta è al limite. In questi mesi di pandemia, abbiamo avuto anche problemi a sentirlo con continuità. E’ isolato dal mondo. Poco prima di Natale dell’anno scorso, il ministero degli Esteri aveva annunciato che il trasferimento in Italia ormai era cosa fatta. Bene ad oggi solo silenzio. Questa tragedia familiare, oltre che giudiziaria, non ha fine. A questo punto siamo costretti a chiedere al governo risposte certe”.

A cosa si deve questo ritardo? Pare sia tutta colpa di problemi burocratici: i documenti che il dipartimento della giustizia degli Stati Uniti avrebbe dovuto mandare al nostro ministero della Giustizia per accordarsi sulla commutazione della pena e relativo trasferimento, non sarebbero mai pervenuti a Roma. “Senza questi documenti Chico non può rientrare – continua lo zio -. Dall’annuncio del ministro Di Maio sembrava che sarebbero passate poche settimane, lo aspettavamo il 14 febbraio per il compleanno della mamma che ha compiuto 93 anni, poi a Pasqua, infine a maggio. Invece, ancora niente. Siamo fermi al palo”.

E ancora: “L’ultima mail di Chico Forti è della settimana scorsa: si trova ancora in un carcere statale della Florida. Per l’estradizione in Italia deve essere prima trasferito in una prigione federale dal Dipartimento di giustizia americano. Se il governo italiano non sollecita gli americani, loro di certo non si fanno prendere dalla fretta. La Farnesina ha fatto il suo lavoro, ora deve farlo il ministero della Giustizia. Se la prima lettera alle autorità americane non ha avuto risposta, spero che la ministra Cartabia ne invii un’altra. Ormai le mail di Chico arrivano a singhiozzo. Nell’ultima, a parte cose personali, ha scritto che ha piena fiducia che le istituzioni italiane accorceranno il più possibile la sua attesa. Ma si capisce che è una situazione atroce”.

Anche mamma di Chico, Maria, 93 anni, si è fatta sentire: “Non lo vedo dal 2008, ormai non mi resta molto tempo. E’ fondamentale l’intervento del governo per sbloccare gli ostacoli burocratici”. La speranza è che qualcuno risponda.

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