Denise Pipitone, l’accanimento contro l’ex pm Maria Angioni: cosa c’è dietro

L’ex pm incaricato del caso Denise Pipitone, Marina Angioni, sarà presto sotto processo per falsa testimonianza, e l’indagine principale?

Nei mesi scorsi abbiamo assistito ad un ritorno d’interesse imponente sul caso di sparizione di Denise Pipitone. La giovane è scomparsa nel 2004 da Mazara del Vallo, quando aveva solo 4 anni, e di lei da quel giorno non si è saputo più nulla. Le prime indagini si sono concluse con un nulla di fatto per mancanza di prove contro i sospettati. All’epoca sotto processo ci finì la sorellastra di Denise, Jessica Pulizzi, la quale è stata assolta in tutti e tre i gradi di giudizio per non aver commesso il fatto.

La segnalazione di un possibile ritrovamento in Ucraina, 17 anni dopo la scomparsa, ha nuovamente attirato l’attenzione di media e pubblico sul caso, ma ad oggi le indagini sembrano nuovamente in una fase di stallo. Ad oggi tra i sospettati ci sarebbe nuovamente Anna Corona, ex moglie di Piero Pulizzi, il padre naturale di Denise. Ma sull’avanzamento delle indagini al momento non ci sono informazioni o novità di rilievo. Possibile che gli inquirenti vogliano mantenere il riserbo per non compromettere l’avanzamento delle indagini, ma la svolta tanto attesa per l’estate al momento sembra non esserci.

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Denise Pipitone, l’ex pm indagata per falsa testimonianza

Chi al momento è certa di finire sotto processo è l’ex pm incaricato del caso, Maria Angioni. Nelle scorse settimane, infatti, il magistrato ha comunicato una serie di informazioni sull’indagine originaria, affidando ai media una sua ipotesi, la stessa che aveva formulato quando era a capo delle investigazioni: Denise Pipitone sarebbe ancora viva perché dopo il rapimento, un secondo gruppo di persone l’avrebbe tratta in salvo e portata via dalla Sicilia.

La Angioni ha poi dichiarato di aver trovato delle informazioni che le facevano credere di aver trovato Denise, che la ragazza stava bene e che era persino diventata madre. Quando ha condiviso questa informazione ha persino chiarito di aver fornito le informazioni ottenute alla Procura che avrebbe deciso cosa fare. Tuttavia il pm hanno riscontrato nelle sue affermazioni delle imprecisioni rispetto a quanto emerge dagli atti delle prime indagini e l’hanno accusata di falsa testimonianza.

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Quando le è giunta la notizia, ha chiarito tramite social che non ha intenzione di ritrattare le proprie informazioni, ma di voler discutere nelle sedi opportune: “Se ritrattassi e, abiurando, dichiarassi che quanto ho detto al pm non è vero, il procedimento penale a mio carico si chiuderebbe subito. Io invece mi sto studiando e valuterò tutti gli atti, anche quelli contenuti nei numerosi stralci a mod.44 e mod. 45 che disposi all’epoca per esigenze di particolare segretezza, e ho già depositato una denuncia penale per falsità materiale in atto pubblico. Io voglio il processo, è una cosa che devo, a me e a tante altre persone che hanno diritto a giustizia e verità”.

Lo zelo nei confronti dell’ex pm ha fatto chiedere a Morena Zapparoli, nel suo blog sul Fatto Quotidiano, il perché di tanto zelo nei confronti di Maria Angioni. Si chiede anche perché il medesimo zelo non vi sia nei confronti di sospettati che si sono macchiati di falsa testimonianza o omissioni:

“Perché per la Procura è stata un’operazione così facile e veloce il rinvio a giudizio della dottoressa Angioni causato da ricordi imprecisi e non si può procedere con altrettanta solerzia nei confronti di numerosi testimoni e sospettati che nel corso degli anni hanno fornito notizie false, hanno dichiarato di trovarsi in luoghi diversi da quelli in cui effettivamente erano, hanno volutamente evitato perquisizioni di abitazioni fondamentali nelle prime ore successive alla scomparsa di Denise, hanno intrattenuto, da esponenti di rilievo delle forze dell’ordine, relazioni intime con persone fortemente indiziate?”.

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