Morgan, la foto della tomba di Battiato scatena il caos: non doveva farlo

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Si scatena la bufera su Morgan dopo la pubblicazione della foto della lapide di Franco Battiato. Cosa sta succedendo adesso e perché lo ha fatto. 

Nuova accesa polemica per Morgan, che dal suo profilo Facebook ha invocato una forma di rispetto nei confronti di Franco Battiato, il grande cantautore scomparso pochi mesi fa. Il giornalista Andrea Scanzi (e sicuramente non solo lui) non ha apprezzato i tempi e i modi del gesto.

La polemica esplosiva tra Andrea Scanzi e Morgan

Con una foto scattata davanti alla lapide nel luogo di sepoltura di uno dei più grandi artisti musicali contemporanei, infatti, Morgan si è appellato affinché il nome di Battiato venga modificato: non quello di battesimo, Francesco, ma Franco, come il cantautore era noto in tutto il mondo. Apriti cielo.

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“Va bene tutto, Morgan, o facciamo finta che sia così – esordisce Andrea Scanzi in un lungo post su Facebook -. Passi il fatto che, ormai irrimediabilmente, hai voluto dissipare un talento non certo accecante come qualcuno diceva, ma certo esistente. Passino tutte le tue provocazioni stanche a favor di telecamera. Le tue frignate economiche. Le tue interviste da Frank Zappa ipotetico. La tua telenovela sfrangiapalle con Asia Argento (avessi detto Grace Kelly). Il tuo malinconico duettare con Sgarbi (porannoi). Passi quella volta in cui, durante lo storico monologo di Luttazzi da Santoro undici anni fa, facesti il giullare coi baffi finti per rubare colpevolmente la scena. Passi quell’altra volta in cui, al festival Gaber, salisti sul palco durante il set di Fossati e le sbagliasti tutte come neanche Raducioiu sotto porta e sott’acido. Passi la pantomima vile e scorretta contro Bugo a Sanremo. Le ospitate mosce dalla D’Urso. La resa artistica che, dopo il tuo primo ottimo disco solista e dunque ormai da sette secoli o giù di lì, è qualitativamente paragonabile a un unplugged minore di Gigi lo Zozzo a Spoiano”.

E ancora: “Passi anche il fatto che potevi essere un grande artista, e ti sei accontentato del ruolo (provvisorio) di miglior valletto della Ventura. Va bene tutto. Ognuno, di sé, fa quel che vuole e quel che può. Va bene tutto. Ma non va bene, ed anzi mi fa un po’ schifo, quello che hai fatto ieri a Franco Battiato. Un artista enorme, di cui eri amico, che ti voleva bene, a cui volevi bene e che ti ha aiutato in ogni modo. Hai pubblicato la foto della sua lapide, violando il desiderio di privacy suo e della famiglia, e ti sei pure permesso di sindacare malamente su quel che c’è scritto. Il tuo comportamento è stato francamente osceno. Hai mancato di rispetto. E pure di intelletto”.

“In primo luogo – elenca Scanzi -, quella foto non andava pubblicata. E non perché non si pubblichino a prescindere le foto di lapidi: l’ho fatto anch’io, laddove pubbliche. Con Gaber, con Pino Daniele: sono tombe ‘libere’ ed è doveroso omaggiare i maestri. Quella di Battiato non è una tomba ‘libera’. È protetta da un cancello con chiave e se ne sta ‘nascosta’ nella cappella di famiglia. Il funerale è stato privato e la famiglia non ha voluto gridare al mondo dove riposa Battiato. Il loro desiderio di intimità è evidente. Perché rendere pubblico quello scatto? Chi sei tu per violare quel desiderio? Ma tu hai fatto di peggio. Prima di tutto, nel tuo post su Instagram, hai esordito così: ‘Morgan chiede’. Hai usato la terza persona come se Morgan fosse un altro, quasi denotando involontariamente un inquietante (e certo inesistente) dissesto psichiatrico. Ma ‘Morgan chiede’ cosa, se Morgan sei tu? Chiede COSA? E poi, esattamente, chi cavolo sei tu per ‘chiedere’?”.

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“Sì – insiste il giornalista -, perché tu, dall’alto onestamente di non so che, hai chiesto che sulla lapide (di Battiato: mica la tua) ci venga scritto quel che vuoi tu. ‘Morgan chiede’: sì, chiede stocazzo. Ecco cosa chiede. Hai detto che non ti piace che il cognome sia scritto prima del nome (son problemi grossi) e hai sentenziato che ti piace ancor meno che il nome scritto sulla lapide sia ‘Francesco’ e non ‘Franco’. Ti stupisci pure che fosse quello il suo vero nome: non lo sapevi. E anche questo è avvilente, perché essere stati amici di Battiato senza sapere come si chiamasse è notevole. Lo sapevano anche i muri e fu Gaber, suo grande amico, a consigliargli a inizio carriera di firmarsi ‘Franco’, perché funzionava di più rispetto a ‘Francesco’. Studia ogni tanto, Morgan, invece di perder tempo a giocare da quarant’anni allo Stockhausen di questa fava”.

“Nella tua filippica di inaudita maleducazione etica e morale, hai persino fatto di peggio. Sei infatti arrivato a chiedere che sulla lapide ci venga al più presto scritto ‘Franco Battiato’, perché è così che lo conosceva il pubblico. Per ribadire ciò, con la consueta logorrea distopica di un daino lesso (ops), hai ricordato che anche David Bowie è stato sepolto come David Bowie (benché fosse un altro il suo vero nome). E quindi? Ti rendi conto della ‘violenza’ distorta della tua tesi? Secondo te un artista non è libero neanche dopo la morte di essere se stesso e di fare quel che vuole, perché deve sottostare al desiderio vincolante e totalizzante dei fans? L’artista, quindi, è per te proprietà esclusiva del pubblico? Tesi orrenda e al contempo curiosa, per un iconoclasta (apparente) come te. Cosa facciamo, Morgan, già che ci siamo dotiamo la cappella della famiglia Battiato di altoparlanti che irradino ogni giorno Centro di gravità permanente, così i fan saranno felici e non si sentiranno delusi? E magari, già che ci siamo, la foto da mettere sulla lapide (che ancora non c’è, ma che ti garantisco sarà bellissima) la facciamo scegliere ai fans attraverso una bella votazione su Instagram? Oppure ci costruiamo un avvincente talent televisivo, magari con te in giuria, una roba tipo ‘X Factor Lapide Edition’?”.

Ancora Scanzi: “Ti rendi anche solo vagamente conto delle immani sciocchezze che ciclicamente spari da decenni, Morgan? Dio santo, adesso le spari pure sugli amici. Sugli amici! Sui maestri. Sui padri putativi. Ma ce la fai a stare zitto? Ti è sorto il vago dubbio che forse sulla lapide c’è scritto quel nome perché era Battiato a volerlo? Oppure, secondo te, è la famiglia che ne sta tradendo le indicazioni, mentre tu e solo tu sei il depositario del suo volere? Sono allibito di fronte alla tua mancanza di tatto e decoro minimo, Morgan. Allibito. E lo sono perché, due settimane fa, ho visitato proprio la cappella di famiglia di Battiato. Ero dalle sue parti in tour e ho chiesto al fratello se fosse possibile salutare Franco. Il fratello è stato gentilissimo. È venuto apposta un suo caro amico perché ciò fosse possibile (il fratello non era in quel momento in Italia). L’amico ha aperto la cappella; la mia compagna ed io abbiamo ascoltato i suoi aneddoti. Avevamo gli occhi lucidi, eravamo commossi e siamo ancora provati da quelle visita. L’aura che emanava dalla sua lapide mi è parsa e ci è parsa enorme. Un’enormità che esige anzitutto affetto, pudore e rispetto.
Tu, invece, da un simile momento così intimo hai tratto spunto per tirar su una polemica becera e sterile, irrispettosa e vuota, con l’unico intento di avere te come protagonista. Posso dirtelo con l’affetto che meriti?”. La conclusione non è delle più cordiali: “Ma vaffanculo, caro Castoldi Marco in (poca) arte Morgan. E vacci senza passare dal via. Buona vita”.

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