Omicidio Yara Gambirasio, svolta clamorosa nel caso: hanno distrutto tutto

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Massimo Bossetti non si arrende dopo la condanna definitiva per l’omicidio di Yara Gambirasio: il dna che lo ha incastrato esiste ancora?

Ci sono voluti tre anni di indagini prima di arrivare alla conclusione che il colpevole del delitto di Yara Gambirasio fosse Massimo Bossetti. Gli inquirenti sono riusciti a trovare le tracce di DNA del muratore di Mapello attraverso una procedura mai applicata prima. Dopo aver estratto il DNA dagli slip e dai leggins della ragazzina uccisa, hanno infatti richiesto dei test a tappeto su tutta la popolazione di Brembate di Sopra (Bergamo) trovando un riscontro parziale nella madre di Bossetti.

Massimo BossettiIl genetista che si è occupato del caso ha quindi dedotto che c’era la possibilità dell’87% che quel sangue appartenesse al figlio illegittimo di Guerinoni, uomo deceduto nel 1999. Per appurare l’ipotesi è stato riesumato il cadavere dell’uomo per estrarre un campione del DNA e compararlo con quello dell’ignoto numero 1. Dopo quel test la probabilità che fosse proprio il figlio illegittimo ad aver lasciato tracce di DNA sugli indumenti della vittima era superiore al 99,9%.

Basandosi su quella prova che l’accusa riteneva scientificamente inoppugnabile, il tribunale di Bergamo ha condannato Massimo Bossetti all’ergastolo. Massimo Bossetti, tuttavia, non ha mai ammesso di aver commesso l’omicidio e tutt’ora sta cercando di dimostrare la propria innocenza. Negli anni passati il suo legale ha richiesto il riesame delle prove e la riapertura del caso, ma le richieste sono state respinte.

Yara Gambirasio, il DNA di “Ignoto 1” è andato perduto?

Nonostante i ricorsi siano stati sempre rigettati, Bossetti non si è mai arreso ed il suo legale ha eseguito per l’assistito una denuncia per depistaggio delle indagini alla procura di Venezia. I procuratore che si occupa dell’indagine, Adelchi D’Ippolito, ha iscritto nel registro degli indagati Giovanni Petillo, Presidente della prima sezione penale del Tribunale di Bergamo, e Laura Epis, funzionaria dell’ufficio corpi di reato. Lo scopo dell’indagine è quello di appurare se i due abbiano volontariamente inquinato o distrutto le prove che hanno permesso di incriminare Bossetti, impedendo in questo modo un riesame delle stesse e dunque una possibile svolta sul caso. Nel caso in cui venisse riscontrato dolo nelle loro azioni si configurerebbe la possibilità di un’accusa per frode in processo e depistaggio delle indagini.

Attualmente sull’andamento delle indagini c’è il massimo riserbo da parte della procura di Venezia. Tra le cose che dovranno essere appurate, c’è l’integrita del campione di DNA di “Ignoto 1“. In passato infatti è stato dichiarato che non era possibile effettuare nuovi test poiché il campione in possesso delle forze dell’ordine era esaurito. Una versione dei fatti che è stata smentita successivamente. Il legale di Bossetti vuole dunque sapere se questo campione è ancora a disposizione e se sì, in quali condizioni si trovi. Nel caso in cui fosse stato danneggiato, vuole chiarire se il deterioramento delle prove incriminanti è stato causato dalla decisione di trasportate il DNA dal San Raffaele all’Ufficio corpi del reato.