Ornella Muti, la sorella Claudia nei guai: “Ci è ricascata”

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Claudia Muti è finita un’altra volta in manette: già un mese fa l’attrice 71enne era stata trovata in possesso della droga dello stupro.  

claudia muti

Claudia Rivelli arrestata di nuovo. La sorella di Ornella Muti già a settembre era finita su tutti i giornali con le manette ai polsi, ora la notizia del secondo fermo. I Ris e l’Europol hanno collaborato in un’operazione che adesso vede 39 persone accusate, tra gli altri capi di imputazione, del reato di importazione e traffico di sostanze stupefacenti.

La disavventura di Claudia Muti

Nel mirino degli inquirenti c’è il Gbl, una sostanza meglio conosciuta come droga dello stupro, la stessa già trovata a casa di Claudia Rivelli circa un mese fa. In quell’occasione la sorella della Muti si era giustificata sostenendo che la usava per pulire l’argenteria e la macchina di suo figlio.

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Al momento Claudia Rivelli si troverebbe ai domiciliari con l’accusa di importazione e cessione di sostanze stupefacenti. Dalle ultime indagini è emerso come il Gbl arrivasse, in modo illegittimo dall’Olanda in vari flaconi. La donna provvedeva poi a inviare questi stessi flaconi a suo figlio, residente a Londra, “dopo averne sostituito confezione ed etichetta riportante indicazione ‘shampoo’”, in modo da superare i controlli doganali.

E’ stato anche reso noto il contenuto di alcune chat di Claudia Rivelli. “Pacco arrivato e nascosto”, ha scritto a suo figlio, e ancora: “Fammi sapere notizie mano a mano, se no mi agito troppo fino a giovedì”. Di qui le accuse di importazione e cessione di sostanze stupefacenti. Nell’ordinanza del gip si legge in particolare che “il tenore delle chat WhatsApp e la circostanza che l’indagata camuffasse il reale contenuto delle spedizioni appaiono elementi oggettivamente indicativi della piena consapevolezza e della volontà di quest’ultima di realizzare condotte penalmente rilevanti, ponendosi quale schermo per agevolare il figlio nell’importazione di sostanza nel Regno Unito dove è considerata illegale al pari dell’Italia, in tal modo riuscendo ad aggirare i controlli doganali”.

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