Pensioni, si cambia ancora: ecco tutte le novità in arrivo

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E’ in partenza il tavolo per la riforma delle pensioni: da quota 102 al contributivo, così cambierà il sistema previdenziale.  

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Riflettori puntati sulla riforma della legge Fornero. Il presidente del Consiglio Mario Draghi, durante un incontro a Palazzo Chigi con i leader di Cgil, Cisl e Uil tenutosi oggi pomeriggio, ha confermato ai sindacati l’impegno ad avviare il confronto su quello che sarà il nuovo sistema previdenziale. “Possiamo lavorare su qualsiasi modifica, purché non sia messa a repentaglio la sostenibilità nel medio e lungo periodo e all’interno del contesto europeo”, avrebbe detto il premier ai sindacalisti.

Le manovre nel cantiere delle pensioni

Al centro del confronto la flessibilità in uscita, la previdenza per i giovani e le donne e la previdenza complementare. Gli incontri tematici con i tre segretari generali Maurizio Landini, Luigi Sbarra e Pierpaolo Bombardieri si terranno subito dopo le festività natalizie, presumibilmente dopo la Befana. “Non ci interessa discutere di qualche aggiustamento o di qualche tema”, ha commentato il segretario Cgil Maurizio Landini. “Quello che interessa fare è una riforma che corregga tutte le distorsioni, gli errori, i limiti, le disuguaglianze della riforma Fornero”. Un giudizio positivo è stato invece espresso dal segretario generale della Cisl Luigi Sbarra: “Il governo ha accolto la nostra impostazione per avviare una fase di confronto finalizzata a negoziare una riforma complessiva, strutturale del sistema pensionistico”.

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Vi sono però molti elementi che ancora dividono, a partire dal calcolo contributivo per il dopo Quota 102. L’obiettivo dei sindacati, come noto, è superare la legge Fornero e garantire più flessibilità in uscita, con la possibilità di andare in pensione da 62 anni o con 41 anni di contributi a prescindere dall’età, definire una pensione di garanzia per i giovani e riconoscere il lavoro di cura e delle le donne. Cgil, Cisl e Uil partiranno da queste proposte, alla base della piattaforma unitaria, premendo perché si acceda prima alla pensione rispetto ai 67 anni attualmente previsti.

Sul tavolo verrà messa anche l’Ape social. I margini per un ulteriore intervento sono stretti, ma è stato approvato lo scivolo per lavoratori edili e i ceramisti che sceglieranno di aderire all’Ape social. La soglia di contributi scende da 36 a 32 anni, fermo restando il raggiungimento dei 63 anni di età. Un intervento che per i sindacati va però esteso anche ai lavoratori agricoli.

Da Palazzo Chigi c’è disponibilità a discutere correzioni alla legge Fornero, ma ogni proposta deve rimanere nel solco tracciato dall’esecutivo: no dunque alla flessibilità in uscita già dai 62 anni d’età o con 41 anni di versamenti a prescindere dalla soglia anagrafica, come chiedono i sindacati. Per Draghi bisogna tornare a un sistema pensionistico contributivo pieno e universale, con il calcolo dell’assegno in base solo ai contributi effettivamente versati corso della vita lavorativa. I sindacati avvertono tuttavia che molti assegni possono ridursi (al lordo) anche del 30%.

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A fine anno, poi, termina l’esperienza triennale di Quota 100 (62 anni di età e 38 di contributi), che dal 2022 lascia il posto a Quota 102: bisognerà avere 64 anni di età e 38 anni di contributi tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2022. In pratica, ai nati entro il 1958 viene concesso un anno in più per raggiungere nel corso del 2022 38 anni di contributi. Nessun beneficio invece per la classe 1959, e tanto meno per quella 1960. Confermati il regime delle finestre mobili (3 mesi dalla maturazione dei requisiti per i lavoratori del settore privato; 6 mesi per i lavoratori del pubblico impiego) e il divieto di cumulo reddito da lavoro e pensione sino al raggiungimento dell’età della vecchiaia (67 anni); ammesso solo il cumulo con redditi di lavoro autonomo di natura occasionale entro un massimo annuo di 5mila euro lordi.

Senza dimenticare la proroga di un anno per l’Ape social, con l’allargamento dell’elenco dei lavori gravosi. La richiesta dei sindacati è che sia resa strutturale e ampliata a più categorie. Proroga anche per Opzione donna: le lavoratrici dipendenti con almeno 58 anni (59 per le autonome) e 35 anni di contributi potranno andare in pensione una volta decorso un anno di finestra mobile (18 mesi per le autonome). Tali strumenti si affiancano al pensionamento di vecchiaia a 67 anni e all’uscita anticipata con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne (con 3 mesi di finestra mobile).
Per le donne i sindacati chiedono che sia riconosciuto un anno di contributi in più per ogni figlio o un anno ogni cinque dedicati alla cura di familiari non autosufficienti. Sarà un gennaio caldo…

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