Robin Williams, la verità sulla sua tragica morte: il retroscena

1
181

Era l’11 agosto del 2014 quando il 63enne divo Robin Williams veniva trovato senza vita. Ecco il retroscena del suo suicidio. 

A distanza di alcuni anni dalla sua prematura scomparsa, in molti si domandano come sia realmente morto Robin Williams. Il celebre e amatissimo attore ha lasciato un vuoto incolmabile nel cuore dei fan e delle persone che hanno vissuto da vicino la sua malattia. Ecco cosa sappiamo al riguardo.

La prematura scomparsa di Robin Williams

L’11 agosto dell’ormai lontano 2014 il 63enne divo Robin Williams veniva trovato senza vita. Fu suicidio, come confermò poco dopo l’autopsia. Per il mondo del cinema (e non solo) fu uno shock terribile e ancora adesso la mancanza del grande attore si avverte fortissima.

Leggi anche –> L’attimo fuggente, morto l’attore Norman Lloyd: la sua incredibile carriera

Robin Williams era un attore molto amato, intenso e versatile, capace di passare dal dramma alla commedia fino alla più surreale comicità. Da tempo aveva chiuso con la droga: “La cocaina è il modo che usa Dio per dirti che stai facendo troppi soldi”, ebbe a dire. Perché allora decise di togliersi la vita?

Leggi anche –> Lutto Carlo Verdone, il doloroso addio all’amica e collega Isabella De Bernardi

Nel 2014 si tirò in ballo una grave malattia: il divo premio Oscar sarebbe stato affetto dal Parkinson. Successivi accertamenti hanno però chiarito che la malattia cerebrale che lo aveva portato alla disperazione disperato era la Demenza a corpi di Lewy. Secondo la moglie, “quasi ogni area del suo cervello era sotto attacco e vedeva se stesso disintegrarsi”. Di lì l’ansia che lo divorava e le paure che non gli davano tregua, anche sul set. Paure che infine hanno preso il sopravvento, spingendolo al gesto più estremo.

In una storica intervista – la prima concessa dopo lo scomparsa dell’attore – all’emittente tv americana ABC, la moglie Susan Schneider aveva raccontato che sarebbe morto nel giro di tre anni per i gravi problemi di salute di cui soffriva. “Non lo condanno nemmeno un po’”, aveva confidato la Schneider. “Era l’uomo più coraggioso che abbia mai conosciuto”.

1 COMMENT

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here