Marco Vannini, spunta la verità su Antonio Ciontoli: cosa gli ha fatto davvero

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Sono state pubblicate ieri le motivazioni della sentenza di Cassazione sulla famiglia Ciontoli nel caso Marco Vannini: vediamo in cosa consistono.

Una delle vicende giudiziarie più seguite e sentite degli ultimi anni si è conclusa con la condanna di tutti i soggetti coinvolti. Da anni, infatti, i genitori di Marco Vannini cercavano giustizia per la morte del figlio, ucciso da un colpo di pistola esploso all’interno della casa della famiglia Ciontoli, dove il 20enne era ospite in qualità di fidanzato di Martina. Dopo la morte del ragazzo, la famiglia Ciontoli ha riportato una sua verità contorta e poco credibile che la ricostruzione processuale ha letteralmente smentito.

A maggio la Corte Suprema ha rigettato il ricorso della difesa ed ha confermato la condanna per omicidio volontario con dolo eventuale ad Antonio Ciontoli che gli era già stata comminata in  primo grado e che invece era stata ridotta in appello. Dura anche la condanna per la moglie ed i figli, tutti colpevoli di aver aiutato il padre a nascondere la verità e di aver cercato di sviare le indagini: per i tre è stata inflitta una condanna a 9 anni e 4 mesi di carcere.

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Marco Vannini, pubblicate le motivazioni della sentenza di Cassazione

A distanza di oltre due mesi dalla condanna definitiva dei Ciontoli, la Corte di Cassazione ha pubblicato ieri le motivazioni della sentenza. Per quanto riguarda la condanna del padre di famiglia, colui che ha fatto partire il colpo di pistola che ha portato alla morte del ragazzo, si legge che la sua condotta è stata: “Non solo assolutamente anti doverosa ma caratterizzata da pervicacia e spietatezza, anche nel nascondere quanto realmente accaduto”.

I giudici della Corte Suprema poi scrivono sui familiari di Antonio quanto segue: “Scelsero di non fare alcunché che potesse essere utile per scongiurare la morte, non solo rappresentandosi tale evento ma accettando la sua verificazione, all’esito di un infausto bilanciamento tra il bene della vita di Vannini e l’obiettivo avuto di mira, ovvero evitare che emergesse la verità su quanto realmente accaduto”.

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Per i giudici appare evidente come la prima preoccupazione di tutta la famiglia Ciontoli fosse quella di evitare le conseguenze di quanto accaduto e non cercare di aiutare il ragazzo e, se possibile, salvargli la vita. Tale concetto emerge chiaramente dalle 72 pagine di motivazioni.

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