Nada Cella, svolta nel caso di omicidio di 25 anni fa: nuovi indizi

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A distanza di 25 anni dall’omicidio di Nada Cella, spuntano nuovi indizi che potrebbero riaprire il caso e trovare il colpevole

Sono passati oramai diversi anni da quel 6 maggio 1996, giorno in cui il corpo agonizzante di Nada Cella venne ritrovato nello studio di Marco Soracco, il commercialista per cui lavorava come segretaria. Siamo a Chiavari, in provincia di Genova e già allora tra i sospettati c’erano il datore di lavoro della giovane, all’epoca venticinquenne. Oltre a lui avevano indagato un’altra donna: la madre del datore di lavoro. La ricostruzione della notte del tragico omicidio di 25 anni fa dimostrò come la Cella molto probabilmente aprì alla persona che la aggredì. Il datore di lavoro trovò la donna agonizzante, sceso dal piano di sopra dove abitava con la madre. Quando la polizia arrivò si trovò davanti una scena terribile: il corpo in fin di vita della Cella, colpita alla testa e ben 15 volte al pube con un oggetto appuntito. La giovane morì in ospedale poco dopo esserci arrivata; le indagini andarono avanti per diverso tempo, ma l’arma del delitto non venne mai ritrovata.

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La svolta nel caso Nada Cella

Dai documenti degli investigatori emerge come quelle indagini furono piene di errori fin dal primo momento. Le Forze dell’Ordine giunte sul posto, infatti, permisero alla madre e alla zia di Soracco di pulire le macchie di sangue presenti sul ballatoio e nello studio, perché preoccupate del decoro. A questo primo errore ne susseguì un secondo: infatti gli investigatori non intercettarono le chiamate degli inquilini per settimane. Nonostante gli investigatori avessero provato a scoprire la verità, non trovarono né il colpevole né l’arma del delitto. Per questo motivo nel 1998 il caso venne archiviato e gli indagati scagionati.

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La svolta arriva nei giorni scorsi, quando le Forze dell’Ordine hanno diffuso un audio di 25 anni prima. Una testimone affermava di aver visto Annalucia Cecere, un’ex insegnante, nei pressi luogo del delitto. Nella descrizione si afferma come fosse tutta sporca e che avesse infilato degli oggetti sporchi nel sottosella del motorino della Cella. Questo veicolo a due ruote sarebbe sparito per anni, dopo che la donna lo aveva portato da Chiavari a Boves, vicino Cuneo. Trovato il mezzo, le analisi hanno mostrato come sul motorino ci siano delle tracce di sangue. Martedì verrà ripetuto l’esame e, se risultasse un esito positivo, l’analisi dovrebbe far capire di chi è il sangue. Scopriremo se, dopo 25 anni, l’aggressore di Nada Cella finirà finalmente dietro le sbarre.

 

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