Salvatore Tamburrino, chi è l’uomo che ha ucciso Norina Matuozzo

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Salvatore Tamburrino è l’uomo che nel marzo 2019 ha assassinato a colpi di pistola la moglie Norina Matuozzo. Ecco tutto quel che c’è da sapere su di lui. 

Il 2 marzo 2019 Salvatore Tamburrino assassinò con tre colpi di proiettile la moglie e madre dei suoi figli, Norina Matuozzo, nella casa dei genitori di lei a Melito (Napoli). La “colpa” della donna era aver deciso di mettere fine al matrimonio. Meno di un anno dopo, nel febbraio 2030, il giudice ha confermato per lui il massimo della pena: ergastolo. Conosciamo più da vicino il femminicida di Secondigliano.

L’identikit di Salvatore Tamburrino

Salvatore Tamburrino non ha avuto alcuno sconto di pena, nonostante lo status di collaboratore di giustizia acquisito per il suo pentimento. Tamburrino, infatti, nel suo quartiere era noto come un fedelissimo del clan Di Lauro, e dopo il delitto si costituì fornendo informazioni preziose per rintracciare e arrestare il figlio latitante dell’ex boss di Secondigliano, Paolo di Lauro. Marco Di Lauro, ‘F4′, era nella lista dei ricercati più pericolosi del mondo ed è stato arrestato dopo la soffiata del femminicida. Tuttavia, la corte che ha giudicato Tamburrino, non solo non gli ha concesso le attenuanti chieste dalla difesa, ma ha anche riconosciuto la premeditazione del reato: di qui la condanna al carcere a vita per omicidio volontario.

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Come accennato, il delitto è avvenuto nella casa dei genitori di Norina a Melito, dove la mamma 33enne si era rifugiata dopo aver messo fine al matrimonio con Tamburrino. Con il pretesto di un chiarimento, l’uomo è riuscito a incontrarla in casa dei suoi e le ha chiesto di andare a parlare in camera da letto. Appena i due sono spariti dietro la porta chiusa, i genitori di Norina hanno sentito tre spari provenire dalla stanza, dopo di ché l’ex genero si è dato alla fuga sotto ai loro occhi.

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È stato poi lo stesso Tamburrino a consegnarsi, ponendo come presupposto del dialogo con la Procura la sua volontà di collaborare. A motivo dell’accordo stipulato dal pentito con la giustizia, i suoi figli si sono trasferiti con i nonni in una località protetta, lontano dalla vecchia vita e dagli affetti con cui sono cresciuti.